I bioattivati e i biopromotori sono fertilizzanti per piante di nuova generazione che supportano la fisiologia della pianta, migliorandone il metabolismo e la risposta agli stress ambientali. A differenza dei fertilizzanti tradizionali, che forniscono principalmente nutrienti, questi prodotti agiscono come veri e propri “modulatori” dei processi vitali delle piante.
La loro composizione può includere estratti vegetali, aminoacidi, peptidi, alghe, acidi umici, microrganismi benefici o composti naturali ad alta attività biologica. Il loro obiettivo è stimolare funzioni come la crescita radicale, l’efficienza fotosintetica, la produzione di fitormoni e la capacità di assorbimento dei nutrienti. In un contesto agricolo sempre più soggetto a stress climatici, i bioattivati e i biopromotori sono diventati strumenti indispensabili.
Come aiutano le piante a tollerare gli stress abiotici
Gli stress abiotici – come siccità, calore, sbalzi termici, salinità, eccessi idrici o ristagni – rappresentano una delle principali cause di calo produttivo nelle colture orticole, cerealicole e frutticole.
I bioattivati agiscono proprio sui meccanismi interni che regolano la risposta della pianta a queste situazioni critiche. Alcuni composti, ad esempio, favoriscono la produzione di osmoprotettori che aiutano le cellule a trattenere acqua durante periodi di carenza idrica. Altri stimolano la produzione di antiossidanti naturali, fondamentali per contrastare i danni da temperature elevate o radiazione solare intensa. Anche la struttura radicale trae beneficio dall’uso regolare di biopromotori: radici più sviluppate significano maggiore capacità di esplorare il suolo e reperire nutrienti e acqua, anche in condizioni sfavorevoli.
Le principali categorie di bioattivati e il loro effetto
I bioattivati non sono tutti uguali: esistono diverse categorie, ognuna con un ruolo specifico.
- Aminoacidi e peptidi: accelerano la ripresa vegetativa dopo stress, migliorano la sintesi proteica e riducono il consumo energetico della pianta.
- Estratti di alghe: ricchi di fitormoni naturali come auxine e citochinine, stimolano lo sviluppo radicale e migliorano vigoria e allegagione.
- Acidi umici e fulvici: migliorano la disponibilità dei nutrienti nel suolo e aumentano la capacità della pianta di assorbirli.
- Microrganismi benefici: favoriscono la mineralizzazione della sostanza organica e creano un ambiente radicale più sano e attivo.
- Composti antistress naturali: sostengono la pianta nei momenti di maggiore stress climatico o fisiologico.
La scelta del bioattivato dipende dal tipo di coltura, dallo stadio fenologico e dalla tipologia di stress più probabile.
Quando e come applicare i fertilizzanti per piante
Il successo dei trattamenti con bioattivati dipende in larga parte dal momento di applicazione. È consigliabile intervenire prima che lo stress diventi troppo severo, per mettere la pianta nelle migliori condizioni di reazione.
Le fasi più indicate sono:
- l’inizio della crescita vegetativa,
- la pre-fioritura,
- la formazione dei frutti
- i periodi immediatamente successivi a eventi stressanti (come gelate, ondate di calore o eccessi idrici)
I bioattivati possono essere applicati sia per via fogliare sia tramite fertirrigazione. La fertirrigazione permette un’azione più profonda a livello radicale, mentre l’applicazione fogliare offre risultati rapidi nei momenti critici. È importante rispettare le dosi consigliate, utilizzare acqua di buona qualità e verificare la compatibilità con altri prodotti.
Perché adottare bioattivati e biopromotori nell’agricoltura moderna
L’uso di bioattivati rappresenta un investimento strategico per agricoltori e tecnici che desiderano ridurre i rischi produttivi e ottenere colture più forti, equilibrate e performanti. In un contesto climatico sempre più instabile, questi fertilizzanti per piante sono un supporto fondamentale per mantenere stabile la produzione.
Inoltre, la loro natura biologicamente attiva li rende strumenti ideali per un’agricoltura sostenibile e attenta all’ambiente, in linea con le richieste dei mercati moderni. Migliorano la resa, la qualità dei frutti e l’efficienza dei fertilizzanti tradizionali, riducendo sprechi e input non necessari.
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