Coltivare in penuria idrica

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Con l’aumento delle temperature, la siccità diffusa degli ultimi anni, la desertificazione che avanza e la salinizzazione delle acque e dei suoli sempre più propagata, sono ormai la norma con cui si confronta oggi la moderna agricoltura. Il pedoclima è difatti traumatizzato da continui estremi: temperature elevate nel periodo estivo, rigido e lungo inverno nella prima parte dell’anno.

Ne derivano piante coltivate sempre più soggette a frequenti stress di tipo abiotico, ben più preoccupanti rispetto a fattori biotici, come la presenza di insetti fitofagi o fitopatie di origine crittogamica, batterica o virale.

La risorsa idrica, sempre più preziosa e limitata, condiziona negli ultimi tempi l’andamento delle coltivazioni, sia in pieno campo che in serra. La qualità, soprattutto, ne sortisce gli effetti peggiori, arricchendosi di elementi che ne deteriorano l’adattabilità alle colture solitamente in uso nel territorio. La intensa evaporazione, infatti, a causa delle elevate temperature, favorisce la risalita e la concentrazione, negli strati di suolo e nelle stesse fonti idriche disponibili, dei Sali presenti.

Tra di essi, spicca sicuramente il Cloruro di Sodio (NaCl), altresì portato dall’infiltrazione di fonti marine direttamente nelle falde e negli specchi d’acqua superficiali, così come confermato dagli eventi attuali di questi ultimi mesi, con grandi fiumi e specchi d’acqua (quali lo stesso Po’!), non solo disidratati, ma con acqua marina reimmessa direttamente alle foci.

Come noto, l’NaCl è un limite alla crescita di gran parte delle colture che, sebbene presentano diverse sensibilità, all’esposizione con il sale tendono sempre a mostrare differenti livelli di fisiopatie e andamento anomalo del metabolismo. Il Cloruro di Sodio è fonte di Na+, antagonista di cationi importanti come il Ca++, il Mg++ e, soprattutto, il K+, cui tende sempre a sostituire come regolatore osmotico nei tessuti vegetali, con ripercussioni su crescita pianta e accrescimento dei frutti.

Il Na+ immesso con l’acqua irrigua destruttura il suolo, interferisce con le aperture stomatiche delle foglie e impedisce, di fatto, processi come la fotosintesi e la crescita vegetale. Ne consegue come sia fondamentale limitare fortemente l’accumulo e l’azione del NaCl nel substrato, adottato strategie tecnico-agronomiche quanto più efficaci possibile. Gli interventi agronomici sono unicamente rivolti all’ausilio di desalinizzanti e alla lisciviazione del suolo i quali, in presenza di scarsità idrica, sono fortemente limitati e di uso difficoltoso.

Tuttavia, oggi, la ricerca su tecnologie di formulato ha consentito il raggiungimento di risultati notevoli per lo sviluppo delle colture, nonostante la presenza di fattori abiotici di disturbo come lo stesso NaCl e la relativa disponibilità idrica: è possibile ottimizzare le risorse limitatamente fruibili come l’acqua irrigua, coltivando su substrati salinizzati dalla stessa e ottenendo ugualmente lo sviluppo delle piante in presenza di ioni come NaCl, mediante l’ausilio di specifici Biostimolanti.

La presenza di molecole biochimicamente attive, consente anche un migliore effetto veicolante, riducendo l’energia necessaria per le piante durante l’assorbimento a livello delle radici, bypassando di fatto l’azione di antagonismo dell’NaCl. In questo modo le piante sono in grado di concentrarsi nell’adattamento ai fattori abiotici di disturbo, limitando la produzione di sostanze dannose che favoriscono la senescenza anticipata dei tessuti, come i radicali liberi (ioni superossido, acido abscissico, etilene, ecc.) e la scomparsa di pigmenti attivi come la Clorofilla, a causa della presenza invasiva di Na+ e Cl-.

La presenza di fitormoni e il mantenimento dei processi biologici fondamentali, consente inoltre alle piante di mantenere aperti gli stomi nonostante la presenza di un substrato osmoticamente attivo a causa del contenuto di NaCl, mantenendo attivi il flusso xilematico e quindi l’approvvigionamento dei nutrienti.

Ne consegue, quindi, che utilizzando i formulati le piante subiscono limitatamente gli effetti della salinità dell’acqua irrigua utilizzata, o della sodicità del suolo in cui esse si sviluppano, raggiugendo agevolmente le diverse fenofasi, con apparati fogliari ampi e ottimale aspetto vegeto-riproduttivo delle piante.

A tali formulati è possibile, ovviamente, miscelare altre specialità o ammendanti, come radicanti a base di L-amminoacidi, fosforo e complessati umico/fulvici in grado di lenire gli effetti della presenza diretta del Na+, migliorando le caratteristiche fisico-chimiche del substrato mantenendo umettati gli strati immediatamente vicine la rizosfera e stimolando la crescita di apparati radicali sempre più ampi (vedi il video allegato sotto).

In conclusione, utilizzare Biostimolanti rappresenta uno dei cardini per il superamento di eventi abiotici in grado di limitare fortemente la crescita delle colture, come la penuria di acqua e l’NaCl in terreni e/o acque irrigue, favorendo l’umettamento e una migliore capacità di adattamento con sostanze biochimicamente attive e veicolanti.

 

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